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Santo Stefano del Sole
Panorama - Santa Lucia di Serino
Panorama - Serino


IL BRIGANTE LAURENZIELLO

Il fenomeno del brigantaggio, che dilagò nel Mezzogiorno d’Italia tra la fine del XVIII secolo e il primo decennio successivo alla proclamazione del Regno d'Italia, nella realtà locale trovò il suo esponente nella persona di Lorenzo De Feo, o Laurenziello che dir si voglia.
Nacque a Santo Stefano del Sole, da Giuseppe De Feo e Maria Romano, 23 giugno 1774. Figlio di pastori e lui stesso pastore, fu chiamato dal Marchese di Santa Lucia di Serino a fare parte della sua banda di malfattori.
L’infausto giorno 3 agosto 1809 è passato alla storia come il più sanguinario della storia del paese.
Nelle ore pomeridiane, improvvisamente, si udirono dalle parti di Capocasale alcuni colpi di carabina. I primi a cadere sotto i colpi furono una mamma col suo bambino poppante, il sindaco Ciriaco De Feo ed un sacerdote di Aiello del Sabato, che si trovava lì di passaggio. In tutto, solo in quel giorno, i morti furono più di 30, innumerevoli i feriti. Ogni famiglia di Santo Stefano contò le sue vittime.
La storia di Laurenziello in breve tempo, per circostanze avverse, si avviò al tramonto. Alcuni dei suoi briganti ebbero la peggio in un conflitto con le regie truppe, attivatesi per arginare il brigantaggio. Lo stesso Laurenziello fu costretto a riparare in un paesello di Terra di Lavoro, dove, di lì a poco, fu catturato e processato, insieme a suo fratello ed altri tre briganti. Il tristissimo ciclo di sangue e di orrori si chiuse il 17 novembre 1811, allorquando Laurenziello venne catturato, poi processato ed infine il 6 maggio 1812, al Largo dei Tribunali (oggi Piazza Libertà) di Avellino, circondato da 600 soldati e da una folla immensa, venne impiccato insieme ai suoi compagni.
Il suo corpo fu lasciato in piazza per dodici ore, quindi gli fu reciso il capo che fu poi chiuso in una gabbia ed esposto in cima ad un lungo palo a Porta di Puglia. Si tramanda che un mulattiere, più volte derubato, si trovò a passare di là e scuotendo il palo esclamò: “Oh Laurenziello! Laurenziello! Quante me n’hai fatte passare?!“. In quel mentre la gabbia si staccò e piombò sulla testa del mulattiere, fracassandogli il cranio! L’infelice cadde a terra e spirò.
Questo fatto, sicuramente di natura fortuita, accrebbe la triste fama di Laurenziello, per cui è rimasto il detto: “Laurenziello pure ‘roppo muorto facivo ‘natu ‘micidio (anche dopo essere morto commise un altro omicidio)“. Questo fatto è parzialmente attendibile, va visto perciò più come una leggenda.
Santo Stefano del Sole è una terra dalle tante risorse e proprio sfogliando queste pagine si scopre la bellezza del suo patrimonio artistico, storico, culturale.
Fiancheggiate da palazzi signorili e da caratteristiche abitazioni con pregiati portali in pietra (XVIII-XIX secolo), le stradine del centro storico conducono verso interessanti edifici.

 

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