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Santo Stefano del Sole
Panorama - Santa Lucia di Serino
Panorama - Serino


IL TERRITORIO

Comune campano in provincia di Avellino,con più di duemiladuecento abitanti. Sorge a 547 m s.l.m. nella valle del Sabato, sulla riva destra del fiume omonimo, in prossimità della confluenza del rio Finestrelle, alle falde nord occidentali del monte Terminio.
Il toponimo, che è stato semplicemente Santo Stefano fino al 1863, deriva dal culto del Santo; la specificazione "del Sole"si rifà probabilmente alla felice posizione geografica dell’abitato, baciato dai suoi raggi dal nascere fino al tramonto.
Il caseggiato, in sensibile espansione edilizia,si distende lungo un verdeggiante declivio, che sfocia sulla Piazza del Sole dove si ergono tre tigli secolari (piantati in occasione delle vittoriose battaglie napoleoniche durante la campagna italiana)che con la loro folta chioma donano ristoro e quiete. Dalla sua terrazzasi gode di una bella vista sui dolci rilievi coperti da seminativi arborati; alle sue spalle si innalzano le cime dei Monti Picentini, ammantate di lussureggianti boschi cedui (roverelle, cerri misti ad aceri e castagni) e ad alto fusto, inframmezzati, alle quote meno elevate, da estensioni di macchia mediterranea.
Da Santo Stefano del Sole partono le sorgenti Urciuoli che arrivano fino a Napoli. Sorgono, con una portata media di 1.200 litri/sec., ad una estremità del confine verso mezzogiorno e si suppone che derivino dal lago invernale detto Dragone, sito in Volturara Irpina, le quali, attraverso una voragine, detta Bocca del Dragone, si infiltrano lentamente nel suolo. Nel 1808, le sorgenti furono vendute per 300 ducati ai Signori Urciuoli di Cesinali, che 70 anni dopo le rivendettero alla Società dell’Acquedotto di Napoli.

LA STORIA
Sullo sfondo rosso dello stemma comunale, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, campeggia Santo Stefano, vestito di cotta e dalmatica bianche; il Santo è fermo sul terzo di quattro gradini e volge la testa verso un pellegrino vestito di bianco che, posto sull’ultimo gradino, impugna con la mano sinistra un bordone d’oro; tra le due figure, su cui risplende un sole dorato, è raffigurato un cane.
Furono i Sanniti i primi cittadini di Santo Stefano del Sole. In epoca relativamente recente alla località Castellucio (rione del centro storico) sono stati rinvenuti dei reperti archeologici, anfore, ampolle e lacrimatoi, oggi custoditi presso il Museo Irpino.
Il paese ebbe origine dalla scissione dal borgo di Castel Serpico intorno all'anno 1000, quando i Serpiceti, una popolazione che viveva esclusivamente di pastorizia e agricoltura, si recavano quotidianamente a lavorare la terra nei territori di Castel Serpico, bagnati da corsi d'acqua come il torrente Tufo (che scorre per il centro del paese, proprio sotto la piazza Oscar Brini) ed il fiume Sabato. Quindi, dovendo poi percorrere a ritroso svariati chilometri per poter rientrare a Serpico, pensarono di costruire delle case più vicine, appunto sul sito attuale del comune. Dal momento che si stava oggettivamente formando un insediamento urbano, anche il feudatario locale, decise di costruirvi il palazzo che ospitasse la sua corte, poco al di sotto della chiesetta dell'Annunziata, insieme alla chiesa di Santa Maria delle Cristarelle.
Nell'anno 1045 troviamo già presente il nome di Santo Stefano del Sole in un diploma esistente nell'archivio della chiesa di Santa Sofia in Benevento.
Dall'anno 1525 il paese di S. Stefano del Sole, che fino ad allora era stato sempre unito a quello di Sorbo Serpico, si scisse e venne amministrato da un sindaco autonomo, sotto la giurisdizione del feudatario locale.
Le prime notizie certe relative alla sua esistenza risalgono all’epoca della dominazione normanna (XI secolo), quando compare in alcune fonti documentarie come feudo della contea di Avellino. Inglobata nei possedimenti dei Di Capua, appartenne in seguito alle famiglie Capece e Galeota, che la tennero fino alla metà del XVI secolo. Venduta ai Gesualdo da Giovanni Luigi Capece Galeota, passò ai Del Sangro nel 1771 e poi alla famiglia Zamaglia, che la tenne fino al 1806, anno dell’abolizione dei diritti feudali nell’Italia meridionale. Il terribile terremoto del 1980 arrecò gravi danni anche alle sue strutture.

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